Tim Prime go, 2 euro al mese per un servizio non richiesto

Apro il portale Tim ed entro nella mia area riservata. Per l’ennesima volta scopro che il mio credito residuo si è quasi esaurito. Cosa strana, considerando che ho una tariffa unlimited zero scatti. In pratica una tariffa all inclusive. Ma non è la prima volta che succede. Trattandosi di una ricaricabile con addebito su carta di credito può capitare (almeno così si sono giustificati gli operatori del call center) che nella notte del rollover, per dirla con un termine finanziario, ovvero nella notte in cui la sim viene ricaricata in automatico, il sistema addebiti gli eventuali costi “non coperti” di telefonate, sms e traffico Internet. Basta però fare una telefonata all’assistenza per vedersi riaccreditati il credito decurtato.
Così, anche questa volta telefono al 119 (è il numero di assistenza dei clienti Tim), certo di vedere rimpolpato il credito residuo. Le cose però non sono andate come previsto. L’operatore mi avvisa che il credito residuo si è ridotto per l’addebito settimanale di 0,49 euro relativi al servizio PRIME go.

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PRIME go, il servizio mai richiesto
Alle parole pronunciate dall’operatore la mia espressione è stata più o meno quella dell’uomo raffigurato nella campagna TIM qui in alto: un misto tra stupore e aria interrogativa (mai come questa volta la Tim ha fatto centro nella pubblicità). “Ma di cosa si tratta? E quando avrei attivato questo servizio?”, chiedo al customer care. Con un tono disteso e la massima calma l’operatore mi avvisa che il servizio Prime go è stato attivato in automatico dalla Tim e mi ricorda che in quell’occasione mi era stato mandato un messaggio che mi spiegava come disattivare il servizio.
Ricapitolando, dunque, la Tim in maniera unilaterale e senza nessuna richiesta da parte mia ha attivato (in data 17 giugno, ho verificato nella mia area riservata del portale Tim) il servizio Prime go, che prevede un addebito settimanale di 0,49 euro, per un totale di 2 euro ogni 4 settimane, ovvero 26 euro all’anno. Ora, su una singola sim, 2 euro a settimana possono sembrare niente. Ma moltiplichiamo questi 2 euro per le oltre 25 milioni di Sim targate Tim attive sul mercato Italiano. Se Tim avesse davvero attivato unilateralmente il servizio Prime go sulle oltre 25 milioni di Sim, a oggi avrebbe incassato la bellezza di 50 milioni di euro al mese. Tutto senza il consenso del cliente.

Cosa prevede la legge
La legge in questi casi parla chiaro. Il Codice del Consumo vieta l’esecuzione di forniture, con contestuale richiesta di pagamento, senza che vi sia stata una preventiva ordinazione da parte del consumatore. E l’assenza di una risposta da parte del consumatore in seguito a una fornitura non richiesta non costituisce consenso. Nel mio caso specifico, quindi, con l’attivazione del servizi Prime go, Tim dovrebbe aver decurtato dal mio credito circa 50 euro dal 17 giugno a oggi. L’operatore del call center, dentro domanda specifica, ha risposto che non è possibile richiedere il riaccredito delle somme, contrariamente a quanto prevede la legge. La prima cosa da fare in questi casi (e che farò), è attivare una procedura di conciliazione con la Tim e in caso di risposta negativa provvederò a segnalare la pratica scorretta alle autorità competenti.

Le multe agli operatori di telefonia
Non è la prima volta che Tim, al pari di altri operatori, viene multata per l’utilizzo di pratiche scorrette. Lo scorso marzo è stata multata dall’AgCom per 2 milioni di euro per aver danneggiato gli utenti con il passaggio alla tariffa flat sul fisso. A maggio, è stata multata per 360mila euro, sempre dall’AgCom, per aver predisposto un call center con un sistema di risposta automatica troppo complicato e incomprensibile, e tale da rendere difficile parlare con un operatore. A luglio, invece, Tim è stata multata per 410mila euro dall’Antitrust in seguito alla scorretta riduzione del periodo di rinnovo delle offerte di telefonia mobile a 28 giorni. Una multa, quest’ultima, che a poco è servita, considerando che ancora oggi i contratti, ricaricabili e abbonamenti, continuano a prevedere un addebito non mensile, ma ogni 4 settimane.